Il est interdit d’interdire: È vietato vietare! (E gli italiani dormono…)

Da Wikipedia:

Il termine Maggio francese (o Maggio parigino) viene usato per indicare un moto di rivolta studentesca che manifestò nel 1968 in Francia e in particolare nella sua capitale Parigi.

Le cause principali della rivolta furono due:

* la prima di ordine demografico, consistente nel fatto che il sovraffollamento delle facoltà universitarie non assicurava alla maggior parte degli studenti uno sbocco professionale
* la seconda fu il manifestarsi di un profondo malcontento nel proletariato.

L’evento che diede inizio alla rivolta fu l’occupazione della facoltà di lettere di Nanterre da parte di circa duecento studenti il 22 marzo.

Si avete letto bene, 200 studenti diedero inizio a tutto. Se solo 1 italiano su 250.000 avesse un minimo di volontà, avremmo potuto lottare anche noi per i nostri diritti: ci hanno tolto tutto. Ci hanno tolto la qualità, la quantità, la possibilità di lavorare, di ricercare. Ma noi siamo ancora qui, ai nostri party e alle nostre notti bianche.
Se solo lo 0.01% degli studenti che partecipano alle notti bianche si dedicasse per un giorno ai suoi diritti da universitario, non saremmo ridotti in questo stato. E cosa succede a Nanterre in questi giorni? Nel novembre 2007? Ancora una volta lo stato prova a calpestare i diritti degli universitari e loro cosa fanno? SI riuniscono in assemblee generali, ancora una volta in poche centinaia, nel tentativo di cambiare le cose.

Fonte Scipol (IL BLOG DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI DI TERNI):

“Paris, 8 novembre 2007 – Molte università francesi sono da giorni in mobilitazione. Al centro delle rivendicazioni è soprattutto la cosiddetta legge Pécresse (dal nome del nuovo ministro de l’Enseignement supérieur e de la Recherche Valérie Pécresse), votata e approvata l’11 agosto e passata praticamente sotto silenzio, ma si aggiunge anche la richiesta di un miglioramento delle condizioni di vita degli studenti universitari (tasse meno care, più alloggi). La legge Pécresse, legge relativa alle Libertà e alle Responsabilità dell’Università (LRU) prevede che nell’arco di cinque anni tutte le università giungano all’autonomia nel bilancio e nella gestione delle risorse umane e inoltre prevede la possibilità che esse diventino proprietarie dei loro beni immobiliari. In altre parole, la legge prevede una progressiva e inesorabile privatizzazione delle università (e dei saperi), la creazione, anche in Francia, di università-imprese. E infatti gli studenti francesi in mobilitazione hanno tra le parole d’ordine proprio la difesa di un’ istruzione pubblica e la denuncia dei rischi di una università in cui solo i campi di ricerca redditizi sarebbero finanziati, in cui i rettori si trasformerebbero in menagers, in cui le università si farebbero concorrenza tra loro.

Da qualche settimana in moltissime università francesi si sono svolte partecipatissime Assemblee Generali (AG) per discutere delle modalità con cui contrastare la legge sull’autonomia. In alcune università si è votato per l’occupazione. Tra queste la Sorbona (Paris IV) che è stata occupata martedì sera da un centinaio di studenti, ma sgomberata dopo poche ore dalle forze dell’ordine su richiesta del Preside (che ha poi anche decretato la chiusura amministrativa). Stessa sorte è toccata mercoledì alla Tolbiac (Paris I) e all’univesrità di Nantes. Mentre da stasera è occupata l’università di Nanterre. Per ora si contano una trentina di università in mobilitazione (tra le altre, quelle di Toulouse, Rennes, Lille, Tours, Rouen, Caen, Strasbourg, Lyon, Nancy, Perpignan, Nantes). Fino a questo momento l’intero movimento è gestito dal CECAU (Collectif Étudiant Contre l’Autonomie des Universités), che raggruppa collettivi di “extrême gauche” e che ha come primo obiettivo l’abolizione della legge Pécresse. Per ora, il ruolo dell’UNEF (principale sindacato degli studenti) è stato minimo e esso sta cercando di inserirsi solo ora, con i suoi contenuti (ovvero la riforma radicale della legge, ma non la sua abolizione) nel movimento, facendo continui richiami all’unità e alla necessità di un ampliamento del movimento. L’UNEF si trova in una situazione difficile da gestire in quanto, se da un lato è stato il principale interlocutore del ministro in fase di elaborazione della legge, d’altra parte non può certo lasciare interamente in mano al CECAU il movimento che sta nascendo.
Nel pomeriggio in molte città ci sono stati dei cortei, che se non ancora molto numerosi, qualche migliaio di persone, sono però stati molto determinati, sfociati in alcuni casi con blocchi stradali e/o ferroviari (Rennes e Parigi).
Se ancora i numeri non sono paragonabili a quelli del movimento anti CPE, che diciotto mesi fa ha stravolto la Francia, bisogna però considerare che quello anti LRU è un movimento appena nato, in pieno evolversi (giorno dopo giorno si aggiungono nuove facoltà in occupazione), che i cortei di oggi sono stati pressoché organizzati con il passaparola, nessun volantino o manifesto che lanciasse l’appuntamento e che per ora il tutto è gestito senza l’UNEF. Ci sono quindi molte variabili in gioco, tra di esse anche la possibile, da più parti già annunciata, collaborazione con il movimento dei lavoratori dei trasporti non più di tre settimane fa ha messo in atto uno sciopero che ha creato disagi fortissimi, in particolare nella città di Parigi (dove il traffico metro e RER è tornato normale solamente dopo una settimana) e che ha in programma un nuovo blocco ad oltranza a partire da martedì 13 novembre alle ore 20. In ogni caso il ricordo del movimento anti CPE è ancora presente e viene ricordato pressoché in tutte le Assemblee Generali a dimostrazione del fatto che “c’est dans la rue que tout se joue”. ”

Rimandiamo anche all’articolo di Infoshop a riguardo e proponiamo dei video da youtube:

Se tutti coloro che hanno a cuore le sorti di questo nostro sistema lasciassero da parte il colore politico e il proprio orgoglio, potremmo marciare sotto un’unica bandiera a reclamare i nostri diritti. Nell’attesa di questa marcia, auguro ai 4 lettori di questo blog felici happy hours…

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Una Risposta to “Il est interdit d’interdire: È vietato vietare! (E gli italiani dormono…)”

  1. iopenso_come_iopenso07 Says:

    E’ assurdo che in Francia 40 anni fa avessero i problemi che affliggono l’Italia di oggi… ma siamo così indietro nella scala evolutiva? Ci propinano tecnologie morte, sistemi morti, e con tutto il rispetto per il terzo mondo che ha tutta la mia solidarietà, SIAMO IL TERZO MONDO DELL’EUROPA E DI TUTTI I PAESI INDUSTRIALIZZATI (o presunti tali).


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